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La Cucina
L’economia locale è caratterizzata,
dalla pastorizia e dalla viticoltura, con prodotti
di eccellente qualità. A partire dagli ultimi anni
del XX secolo sono cresciute anche le attività legate
al turismo, soprattutto in connessione con il patrimonio
culturale e gli eventi della grande tradizione locale
che hanno contribuito a far conoscere ai forestieri
la tipica cucina mamoiadina. |
Prodotti eccellenti e di genuina bontà sono il vino, il
pane carasau (harasau), i formaggi e una numerosa
serie di dolci tipici locali. La cucina tipica del paese
in genere si basa su ingredienti molto semplici, derivati
dalla tradizione pastorale e contadina, rispetto al resto
dell’Isola cambia a volte il nome della pietanza ma spesso
anche negli ingredienti.
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Mamoiada come antipasti sono
molto apprezzati (e si producono nel paese in quantità
limitata) i prosciutti di maiale e cinghiale, le
salsicce accompagnati da olive e funghi ed ortaggi
sottolio. Primi piatti tipici sono sos malloreddos
(gnocchetti di semola conditi con sugo e salsicce
o con carne di cinghiale), speciali quelli fatti
a mano detti maharrones de poddihe (che significa
pasta fatta con le dita); sos hulurjones
(fagottini ripieni di ricotta o formaggio, misto
a verdure); maharrones de busa (grossi spaghetti
fatti a mano con l’ausilio di |
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ferretti del tipo utilizzati anticamente per fare le calze).
Un piatto semplice ma molto nutriente è su pane frattau,
non è altro che il tipico pane harasau casereccio
bagnato con l’acqua calda o brodo e man mano che gli strati
del pane si poggiano nel piatto vengono ricoperti di ottimo
sugo di pomodoro fresco con pezzettini di carne e abbondante
formaggio pecorino grattugiato e per chi lo desidera anche
l’uovo in camicia, alla fine, sopra il pane. Squisite anche
le tipiche minestre hin merha e hin cazau
(derivati del latte).
Fra i secondi spiccano gli arrosti di maiale, il porcetto
e l’agnello arrosto e in umido con l’aggiunta di aromatiche
spezie endemiche; gli arrosti di capra e pecora; la carne
bovina al sangue; la pecora bollita con patate e cipolle
e le tradizionali fave con lardo o con pezzetti di carne
di maiale. Un piatto più complesso e sofisticato e su
Sambeneddu (in altre parti detto su Zurrette),
ovverosia sanguinaccio. Antonangelo Liori, scrittore e conoscitore
delle nostre tradizioni, definisce questo piatto “anima
allo stato puro, metafora di coscienza, perché si fa con
il sangue e quindi si fa con la vita, o meglio con la sostanza
di vita”.
Gli ingredienti per molti è motivo di sconvolgimento: sangue
di pecora messo a bollire dentro lo stomaco dello stesso
animale, il componente maggiore è quello dello higgis,
il piatto nazionale scozzese. Il nostro sambeneddu
però è un piatto molto più raffinato e tecnicamente perfetto.
Il sangue dell’animale viene raccolto in un recipiente e
mescolato continuamente con un po’ di sale badando che il
liquido non faccia i grumi. Si lascia riposare e si preparano
gli altri ingredienti dopo aver pulito molto bene lo stomaco
dell’animale che diventerà il contenitore del sangue e degli
altri elementi necessari: cipolle ben tritate, grasso di
pecora e strutto fatto soffriggere in tegame, formaggio
pecorino grattugiato e pane harasau ridotto in briciole,
molto importante la menta selvatica, poi altre spezie a
seconda dei gusti.
Si riempie lo stomaco dell’animale con gli ingredienti ben
mescolati e si chiude bene con dello spago.
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Si immerge poi il “sacco” in
un recipiente con dell’acqua bollente e si tiene
in cottura quanto basta; ogni tanto si massaggia
e si scuote l’involucro avendo cura di non forarlo.
Con molta cura si può cuocere anche accanto al fuoco
vivo stando attenti sempre affinché qualche brace
non lo buchi. Appena pronto si taglia la parete
dello stomaco ovino gonfio con un coltello tagliente,
ne fuoriesce una squisita mistura aromatica e di
gusto indescrivibile che si mangia spalmata sopra
del pane harasau molle o croccante. Altro
squisito piatto tipico è Sa Horda (la treccia),
sono le interiora dell’agnello o della pecora (cuore,
fegato, polmoni, stomaco etc) legati in maniera
particolare con l’intestino dello stesso animale.
Questo “serpente” di carne viene fatto cuocere allo
spiedo o alla brace con la sola aggiunta di sale.
E’ ottimo anche bollito e poi cucinato al tegame
con i piselli. Su tattaliu è un’altra tipicità,
si può quasi definire una variante della treccia,
sono le interiora dell’animale tagliati a pezzi
più grossi senza essere legati con l’intestino.
I formaggi e i vini sono di poche qualità ma ottimi
e di una genuinità unica. |
